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La Fondazione Istituto Gazzola di Piacenza e il suo museo


Nel suo testamento del 1771, il conte Felice Gazzola (Parmigiana di San Polo, Piacenza, 1698-Madrid 1780), generale d'artiglieria dell'esercito di re Carlo III di Spagna, stabilì che, adempiuti i doveri verso i cugini e non avendo eredi diretti, quasi tutti i propri beni mobili e immobili fossero venduti per costituire doti e borse di studio per fanciulle povere e, rispettivamente, per sei giovanetti piacentini dalle spiccate doti artistiche. Il desiderio del conte era di favorire nella città natale una rinascita delle arti, dopo che l'estinzione della dinastia farnesiana e l'avvento di quella borbonica avevano coinciso con una decisa stagnazione, e la vicina Parma si era dotata da tempo di un'Accademia di Belle Arti, attiva dal 1757.

Gen. Felice Gazzola Formatosi alle lezioni di politica del padre Gian Angelo Gazzola, inviato straordinario del duca Francesco Farnese a Londra nel 1713 e commissario generale dell'artiglieria di Parma e Piacenza, Felice si arruolò nel 1733 nell'esercito di don Carlo di Borbone (figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V), che seguì prima a Napoli e poi a Madrid, entrando nel novero dei suoi uomini di fiducia. Il conte Gazzola non era soltanto un esperto di tecniche militari, in particolare di artiglieria, competenza che lo indusse a fondare l'Accademia di artiglieria di Segovia: molto s'intendeva anche di mobili e tappezzerie (partecipò attivamente all'arredamento del palazzo reale di Madrid), di archeologia (promosse gli scavi e i rilievi di Paestum) e infine d'arte (protesse Giambattista Tiepolo in Spagna e allestì una ricca collezione di dipinti, disegni e incisioni, affiancata da una biblioteca assai fornita). Il conte morì a Madrid il 5 maggio 1780 e fu seppellito nella chiesa di San Martino dove riposava l'amico Giambattista Tiepolo; successivamente il suo corpo venne trasalto al Museo dell'Esercito di Madrid, ove si trova tuttora.

Conte Gian Angelo GazzolaUn anno dopo la morte di questo poliedrico patrizio e l'apertura del testamento, nel 1781, le sue volontà furono eseguite da una congregazione di nobiluomini da lui scelti fra i membri delle famiglie imparentate con i Gazzola. In breve essi si resero conto della necessità di istituire una vera scuola all'interno di palazzo Gazzola, scampato alla vendita dei beni presenti a Piacenza: un antico edificio acquistato dal padre di Felice nel 1699 all'angolo fra le attuali vie Gazzola e San Tommaso. Tale scuola, non prevista dal conte che difatti aveva alienato le sue collezioni d'arte, consentiva di meglio seguire gli allievi invece di sovvenzionarli presso le botteghe degli artisti. L'istituto elargiva anche borse di studio per affinare gli allievi meglio promettenti nelle più famose accademie, come quelle di Roma, dove Gaspare Landi accoglieva senz'altro i migliori, ad esempio Carlo Maria Viganoni. La scuola rimase da allora sempre nel palazzo, rialzato nella seconda metà dell'Ottocento con aule dalle grandi vetrate. Qui si sono formate generazioni di artisti piacentini, e tuttora ottanta allievi – questo il numero massimo consentito dagli spazi – ne frequentano i corsi pomeridiani di ornato e prospettiva, figura, scultura, tecniche dell'incisione e storia dell'arte.

Legati alla scuola sono anche un archivio (che permette di ricostruire il passaggio e la formazione di allievi e docenti) e un museo, costituitosi nel corso dell'Ottocento grazie a saggi scolastici, donazioni, lasciti e acquisti. Esso conta oltre duecento dipinti, dal Cinquecento al Novecento, riconducibili ad artisti locali (Gaspare Landi, Carlo Maria Viganoni, Stefano Bruzzi, Francesco Ghittoni…) e non (Gian Nicola Manni, un seguace di Albrecht Altdorfer, Giovan Mauro della Rovere detto il Fiammenghino, Luigi Miradori detto il Genovesino, Domenico Piola, Giuseppe Maria Crespi, Margherita Caffi, Ignazio Stern…); una quarantina di sculture; quattrocento armi bianche del conte Antonio Parma (in deposito presso i Musei Civici di Palazzo Farnese); oltre duemila tra disegni e incisioni, nonché un centinaio di calchi in gesso di statue e bassorilievi, in gran parte portati da Roma nel 1830 da Carlo Maria Viganoni.

Vero riferimento culturale e artistico per i Piacentini, il museo Gazzola ospitò dal 1903 sino agli anni Sessanta il primo museo della città, comprendente le collezioni della Curia, del Collegio Alberoni, degli Ospedali Civili e del Comune.

Alessandro Malinverni

da L'Ottocento eroico. L' Eneide di Bartolomeo Pinelli e l' Iliade di Gaspare Landi , catalogo della mostra (La Spezia, Museo civico “Amedeo Lia”, 13 dicembre 2014-12 aprile 2015), a cura di A. Marmori e A. Malinverni, La Spezia, 2014, pp. 29-30

 

 

 

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